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Venerdì 05 Marzo 2010 08:47

LA VALORIZZAZIONE DELLA PROFESSIONE DOCENTE

WRITTEN_BY_MALE Fabrizio
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SAGGIO: LA VALORIZZAZIONE DELLA PROFESSIONE DOCENTE
Il merito quale parametro valutativo per uno sviluppo sociale sostenibile verso la modernità

Il nostro sistema scolastico risente ancora di un ancoraggio fortemente antico. Benché nel corso degli anni si siano accavallate, dal dopoguerra ad oggi, un impressionante numero di riforme si sente continuamente nell’aria la sensazione che inutilmente troppo si fa affinché nulla cambi.
In realtà il cambiamento più importante, garante di una vera riforma, dovrebbe essere nella nostra cultura che, nei modi di pensare e nelle pratiche di comportamento, non trova riscontri in paesi a noi limitrofi.
La gerarchia servile rappresenta da sempre, dai tempi degli antichi romani, un tallone di Achille della nostra cultura societaria.
Sebbene la Corte di Cassazione (*) abbia stabilito che ormai è irrilevante all’interno dello Stato la qualifica funzionale del proprio dipendente stabilendo un principio di uguaglianza, pur nella differenza dei ruoli e nel rispetto delle diverse funzioni, la Pubblica amministrazione è attraversata trasversalmente dal Nord a Sud, isole comprese, dal senso del servilismo, con maggior gravità al Sud.
Basta osservare la produzione cinematografica del dopoguerra per comprendere come questo fenomeno sia evidente nella nostra cultura e si sia secolarizzato fino a diventare un vero e proprio fenomeno di costume assumendo la connotazione di un male difficile da estirpare. Inchini per strada da parte della gente comune a chiunque detenesse una piccola o grande porzione di potere sono solo un ritratto di questa modalità servile che permea la nostra italianità con degli effetti, inutile ricordarli in questo contesto, gravemente devastanti e che oggi, alla luce dell’impennata tecnologica dell’umanità, non ci consentono di compiere un decisivo passo verso la modernizzazione.
E’ difficile poter stabilire con precisione quando questo abbia avuto inizio. Storicamente siamo un paese abituato ad essere condotto da una sola persona. Dai tempi dei Cesari e passando da Mussolini, oggi non possiamo propriamente affermare di esserci liberati da questo nostro modo gerarchico servile di auto-determinarci.
L’onore e il rispetto sono parole che per secoli hanno avuto più risonanza nel nostro paese piuttosto che parole quali fratellanza, uguaglianza e libertà che hanno caratterizzato la storia democratica dei nostri cugini francesi.
L’onore e il rispetto sono parole bellissime che tuttavia hanno legittimato la presunzione e l’onnipotenza (spesse volte anche al di fuori della legge) in chi detenesse piccole o grandi porzioni di potere con la scusa di far del bene (bisogna vedere se tale bene è da ritenersi comune…).
La progressione professionale all’interno della Pubblica amministrazione si basa principalmente sul parametro dell’anzianità di servizio.
Nella scuola i docenti più anziani sono coloro i quali ricevono stipendi più alti indipendentemente dalla valutazione del loro operato, dalla loro professionalità, dai loro titoli di studio e dall’aggiornamento.
Un anno di servizio conta 12 punti nelle graduatorie, una laurea solo 6 punti. Vi lascio immaginare come in questo contesto possa emergere un sistema di valutazione professionale basato sul merito.
La scuola, istituto deputato alla crescita democratica dei futuri cittadini che premia i propri discenti in funzione dei loro meriti (anche se non sempre…), dovrebbe essere essa stessa di esempio nell’adottare regole concrete basate sulla valutazione delle capacità professionali dei docenti in modo da premiare con certezza chi effettivamente merita di essere premiato garantendo, conseguentemente, un’educazione ed un’istruzione di qualità ai propri cittadini.
Purtroppo siamo l’unico paese in Europa che non ha un sistema di valutazione sistematico ed annuale della professione docente e, quando questa proposta fu fatta dal Ministero qualche anno fa, un’orda barbarica mai vista di docenti in sciopero fomentati dai sindacati (che altro non sono che docenti organizzati in associazioni stile massonico) invase le piazze italiane esprimendo il proprio e deciso comodo no.
Come nella carriera militare ogni sette anni un dipendente del Ministero della difesa può sistematicamente (se non ha commesso niente di male e non se ha fatto qualcosa di bene…) passare a promozione, così nella carriera docente un insegnante può sistematicamente (se non ha commesso niente di male e non se ha fatto qualcosa di bene…) meritarsi il diritto allo scatto professionale che, sostanzialmente, viene interpretato dai docenti stessi come un grado in più. Una logica non solo completamente desueta e fuori tempo ma addirittura a-scientifica, poiché contro tutti i principi dettati dalle teorie di organizzazione aziendale, e dunque gravemente dannosa.
Oggi nella scuola la fascia dei venticinquenni è praticamente scomparsa e si è ridotta all’1% la media degli insegnanti con meno di 30 anni. Nella Scuola Primaria solo il 4% degli insegnanti non ha superato la soglia dei trenta. Nei gradi successivi il panorama non cambia, anzi. Nella Scuola Secondaria di 1° Grado il 62,7% dei docenti ha superato i 50 anni e nella Secondaria di 2° Grado il 70%. Sei docenti su 10 hanno oltre i 50 anni. Senza fare tristi confronti con altri paesi europei è risaputo che la classe docente italiana è la più vecchia d’Europa (**).
I docenti giovani in questa scuola sono come mosche bianche, inascoltati che sparano parole civilmente e a salve nel mucchio amorfo del caos della scuola, spesse volte vittime di nonnismo e di mobbing (alcuni vengono anche sbattuti fuori), poco retribuiti anche se laureati (con master e corsi di perfezionamento a carico…) che per aggiornarsi devono risparmiare rinunciando spesso anche a una piacevole serata con gli amici…
Perché si sa la cultura costa… anche e soprattutto ai docenti…e giovani…

Se questa è la scuola che vogliamo…

* È ormai irrilevante la qualifica formale della persona all’interno dell’amministrazione (Cass. Pen. Sez. VI, 85/172198). E' pubblico ufficiale anche chi concorre in modo sussidiario o accessorio all’attuazione dei fini della pubblica amministrazione, con azioni che non possano essere isolate dal contesto delle funzioni pubbliche (Cass. Pen., Sez. VI, 85/172191)

** Indagine statistica da “Il Messaggero” di Giovedì 27 Dicembre 2007 – Cronache, pag. 11


Fabrizio Fiordiponti






Fabrizio

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