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Venerdì 21 Maggio 2010 16:44

Il valore di un esempio - Breve saggio pedagogico scritto in fretta…

WRITTEN_BY_MALE Fabrizio
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Il valore di un esempio

Breve saggio pedagogico scritto in fretta…



Indiscutibilmente possiamo affermare che l’esempio, nel valore della sua stessa parola, sia fondante ogni tipo di pratica educativa. Non si può infatti educare al risparmio mentre si sperpera, non si può educare all’umiltà nella presunzione, non si può educare alla professionalità nel dilettantismo, non si può educare all’onestà nel ladrocinio, alla moralità nell’immoralità, alla pace nella guerra, alla salute nella malattia, alla volontà nel disinteresse e, dunque, al valore e all’importanza di un percorso formante e caratterizzante l’uomo in sé in quanto essere umano civile, intelligente, sensibile e buono quando non vi è traccia di tale esempio nella società “educante”.
Infatti chi si assume la responsabilità di educare, adottando conseguentemente azioni dirette al soggetto educativo, è esso stesso, nel momento stesso in cui agisce, maestro del soggetto da educare. Dunque una madre che educa il figlio a fare o a non fare qualcosa è maestra nel momento stesso in cui agisce consapevolmente, con la finalità di ottenere il riscontro della sua azione educativa in suo figlio. Dunque un allenatore sportivo è maestro nell’esatto momento in cui consiglia il suo allievo di seguire determinate regole comportamentali al fine di ottenere determinati risultati atletici. Dunque un lavoratore è maestro al tempo stesso in cui educa alla professione un nuovo praticante insegnandogli le strategie di conduzione. Dunque un medico è maestro nel preciso istante in cui consiglia un paziente di adottare una linea comportamentale ben precisa per ottenere determinati risultati benefici per la propria salute. Dunque un sindaco è maestro nel momento in cui intraprende azioni atte a determinare un indirizzo di pensiero nei suoi cittadini (bambini, ragazzi e adulti). Dunque un politico è un maestro quando intende determinare, con le sue azioni, comportamenti atti ad indirizzare la comunità entro certi confini sociali per un bene comune e superiore. Vi è dunque, in ogni ruolo sociale e professionale, un’attività molto esplicita educativa che ciascuno dovrebbe responsabilmente svolgere nella consapevolezza che il proprio esempio determinerà comunque e sempre delle conseguenze (come nei casi precedentemente citati della mamma, dell’allenatore, del lavoratore, del medico, del sindaco e del politico in generale). Si spera che queste conseguenze possano essere sempre positive. Dovrebbero essere sempre positive ma, purtroppo, non sempre lo sono… Essere maestro significa tracciare la strada in una direzione che l’esempio del maestro stesso esplicitamente segna. Se ciascuno di noi ha la responsabilità, con la sua azione, di tracciare strade percorribili da altri (a seconda del ruolo e/o della funzione che ciascuno di noi svolge) si spera che l’esempio che si fornisce (e che viene dal o dai soggetti educativi osservato per essere imitato o comunque preso in considerazione) sia degno dello stesso ruolo di maestro che ciascuno ha nel momento stesso in cui, con le proprie azioni, educa una persona (come negli esempi precedentemente forniti) determinandone una direzione comportamentale nella funzione (intesa dal punto di vista matematico) della sua vita.
L’esempio che osserviamo oggi e che viene costantemente riproposto alle nuove generazioni, in funzione di una serie di discutibili azioni, spinge ad un solo messaggio: per affermarsi nella vita, per avere successo bisogna fare televisione, bisogna fare cinema. A scuola, ad esempio, vi sono molte madri che si preoccupano più dell’aspetto estetico dei loro figli che delle loro capacità di riuscita nelle discipline scolastiche. Ma tutto è tv? Tutto è cinema? Certamente se dobbiamo ONORARE un regista cinematografico (mi riferisco alla cittadinanza onoraria data dal Comune di Lecce ad Oztpetek), mi chiedo quale tipo di esempio si voglia dare. Quale tipo di messaggio passa alle nuove generazioni? Passa il messaggio: per essere onorati bisogna fare cinema…



Fabrizio
Fabrizio

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